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Lazzaro e il ricco epulone: riflessione.

Nel mondo in cui viviamo, l’un per cento della popolazione possiede più ricchezze del rimanente 99% delle persone che purtroppo vivono in povertà. Nella società odierna, la gran parte della popolazione vive nella sofferenza e nell’impossibilità di avere garantiti i propri diritti inalienabili: dal mondo della politica e della giustizia… dalla salute, all’affermazione della propria dignità di uomini e di cittadini.
Dall’altra parte invece, in questa nostra società c’è chi vive nell’opulenza e nell’affermazione di se stesso, indifferente dinanzi alla povertà del prossimo. Lazzaro e l’immagine dell’uomo povero e per questo, in quanto povero, Amato da Dio, anche se dimenticato dalla società opulenta, incarnata nel ricco senza nome che vive vestito di porpora e di bisso che banchetta superficialmente senza accorgersi di chi è costretto a dividere con i cani le molliche di pane gettate dalle mani sporche di chi gozzoviglia. Non sono le ricchezze motivo di peccato nella parabola che ci racconta l’evangelista, quanto piuttosto è l’atteggiamento di chi mangia a sbafo e vive con superficialità senza accorgersi del prossimo che soffre.
Tra le due situazioni quella di Lazzaro e quella del ricco epulone senza nome, c’è un grande abisso, in questa terra, un abisso fatto di disperazione, nella quale i poveri sono costretti ogni giorno a soffrire nel dolore di fronte all’indifferenza di chi esercita il potere arricchendo se stesso.

È bene pensare finché siamo in questo mondo, per cambiare, consapevoli che il grande abisso non può essere colmato in eterno, arriverà il giorno in cui non si potrà più avere una sola goccia d’acqua o una mollica di pane.
È importante meditare sulla prima lettura per capire il messaggio di questa parabola e il mondo in cui viviamo.

Don Silvio Mesiti.

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