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SECONDA DI QUARESIMA

Il racconto evangelico di Luca ci indica la direzione del nostro andare, e ci conduce sul monte della trasfigurazione. Andare, salire, distaccarci dalle cose terrene e innalzarci verso altezze dove Gesù si rivela, nella sua veste candida, come il Figlio prediletto di Dio. Se si ha il coraggio di salire, di sciogliere i legami che ci spingono in basso, se si è alla ricerca del bene, si può riconoscere la divinità di Gesù e la sua presenza in mezzo a noi. Se spesso la preghiera diventa arida e noiosa e se il rapporto con Dio è superficiale, è perché non abbiamo il coraggio di salire superando i nostri limiti. Per Pietro, Giacomo e Giovanni l’esperienza del Tabor è un anticipo di paradiso, che riempie di gioia il loro cuore: “E’ bello per noi stare qui, facciamo tre capanne”. Com’è possibile scendere dal monte dove si è toccato il cielo con un dito, e tornare tra la nebbia del quotidiano? Ma bisogna tornare giù, tra la gente, nella fatica del vivere, dove ciascuno porterà a termine il proprio compito. E nel cammino quaresimale verso la tomba vuota, riusciremo a regalarci qualche angolo di montagna su cui pregare. BUONA DOMENICA

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