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SESTA DEL TEMPO ORDINARIO

Siamo mendicanti di felicità e oggi il Signore ci dà la ricetta per essere felici. E tutto comincia adesso, ma dobbiamo avere il coraggio di liberarci delle nostre povertà, dal nostro perbenismo. Le beatitudini, riportate dall’evangelista Luca, sono la proclamazione che essere autentici discepoli di Gesù, significa essere uomini e donne fortunati e felici e anche se evocano situazioni umane di fame, di pianto, di persecuzione. Siamo chiamati ad amare Dio e i fratelli! In questo senso la nostra vita deve essere senso di contraddizione difronte al mondo perché “beato” è chi vive secondo il vangelo, nel suo cuore pone la sua speranza nel Signore, ed è di scandalo per chi pensa secondo l’uomo. Egli è umile, spiritualmente povero, consapevole della sua piccolezza ed aperto alla grandezza di Dio. Chi è ricco, invece, sazio e ride, ha già la sua consolazione; potrà prosperare per alcuni anni, ma un certo punto la sua grandezza crollerà e la sua gloria si tramuterà in pianto. A quest’uomo Gesù lancia duri “guai”. Questa è la fisionomia spirituale che la liturgia di oggi ci invita a conquistare giorno dopo giorno per poter collaborare all’estensione del Regno di Dio. Solo così Cristo, uomo delle beatitudini, prolungherà in noi la sua vita e continuerà a donare l’amore del Padre. BUONA DOMENICA

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